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giovedì 12 novembre 2015

Abbiamo le prove: ecco perché il diritto allo studio è stato negato a 800 studenti campani



Siamo i Caf-kiani, i senza colpa esclusi dalle graduatorie provvisorie Adisu per un errore dei Caf e dei servizi di assistenza regionali che ci hanno fornito un modulo sbagliato, l’Isee ordinario, benché avessimo esplicitamente richiesto quello giusto, l’Isee Università. Fuori per colpa di qualche impiegato che abita l’incompetenza. Fuori per colpa di un legislatore nazionale che non è uscito dall’Iperuranio. Fuori per colpa di chi non studia e non si aggiorna. Di una burocrazia che non si apre fino in fondo alle tecnologie e all’innovazione: sarebbe bastato un software che segnalasse a monte l'errore. L'esempio pratico è illustrato in una nota tecnica a margine, ma detto in parole povere: con trentamila lire il sistema telematico Adisu il mio informatico lo avrebbe fatto meglio!

Di più. Al di là delle mancanze individuali, abbiamo cifre e documenti dimostranti come l’intera filiera informativa posta a garanzia del diritto allo studio in Campania non fosse all’altezza della situazione. Subito due cifre emblematiche: gli esclusi per vizio di forma della Federico II sono, secondo stime attendibili fornite dalla stessa Adisu, circa 500 su 7800 domande; 280/2300-2400 all'Orientale. Parliamo di quasi 800 studenti a cui è stato negato un sussidio spesso vitale per colpa altrui. Come si può facilmente comprendere, l’intero sistema si è rivelato fallimentare in barba alla Costituzione Italiana!

Ma, per saperne di più, abbiamo scandagliato la realtà burocratica dei Caf. Ho chiesto personalmente all’impiegata di un Caf sito a Pomigliano d’Arco, via Umberto I, di illustrarmi in che modo avviene il loro aggiornamento. La risposta: “Le informative arrivano via email”. La invito a digitare nella barra di ricerca della posta elettronica “MB2” (è la nomenclatura tecnica del modulo che occorreva a noi studenti): zero risultati. Le chiedo allora di cercare sotto la voce “Isee Università”: un solo risultato (foto 1). Ѐ un’informativa – datata 15 settembre 2015 – proveniente dall’Università di Tor Vergata di Roma, la sola università con la quale il mio Caf sia convenzionato. Questa informativa è la prova provata della negazione del diritto allo studio subita in Campania da quasi 800 studenti per diversi motivi:

  1. Se l’Adisu ha stipulato delle convenzioni con alcuni Caf, attraverso il suo sito ha invitato comunque gli studenti a servirsi di Caf che non ha provveduto a istruire (considerando molto difficoltoso catechizzare tutti i Caf, si poteva ad esempio pensare di ingiungere agli studenti di fare ricorso esclusivamente a quelli convenzionati, magari ampliandone il novero);
  2. L’Università di Tor Vergata si trova in Lazio. In molte regioni l’Isee Università si usa da tempo e quindi quell'informativa avrebbe potuto non fare testo per la Campania. Appare chiaro: la Federico II, l’Orientale e l’Adisu avevano il dovere di istruire i Caf prima di invitare l’utenza a ricorrervi, onde garantire nei fatti un diritto costituzionale. Ciò non toglie che anche gli impiegati dei Caf e dello stesso servizio assistenza Adisu sono responsabili: non si sono informati in proprio quando lo studente insospettito dalla dicitura “non applicabile alle prestazioni agevolate per il diritto allo studio” – presente sull’Isee ordinario – si è ripresentato a chiedere spiegazioni;
  3. La notifica è datata 15 settembre 2015. Il bando Adisu è uscito il 12 agosto 2015. Lo studente più diligente, che si è recato al mio Caf ai primi di settembre, è stato di fatto tagliato fuori. Quello più negligente, che ha procrastinato la pratica agli ultimi giorni utili, in linea teorica avrebbe potuto farcela. Questo il paradosso più assurdo di un sistema che ha fatto acqua da tutte le parti.

Si tratta di una fattispecie che dà la misura del tipo di aggiornamento cui si scelto di demandare la garanzia di un diritto capitale nella terra di Gaetano Filangieri. Niente a che vedere con la professionalità del mio barbiere Peppe “il biondo”, il quale segue ottimi corsi di aggiornamento al fine di garantire ai suoi clienti il diritto a sfoggiare l’hairstyle di Radja Nainggolan. 
Da parte nostra, noi studenti stiamo parlando con la Regione e con l’Adisu per studiare una soluzione fattibile alla situazione. Da questa faccenda capiremo se l’intero sistema che gestisce il diritto allo studio in Campania è capace o meno di tenere il passo della storia e fare che il diritto detti la burocrazia piuttosto che il contrario. Peppe "blonde hair", help them!

(*) Sulla scorta di Telecom, si poteva pensare di inserire al termine del protocollo una coppia di cifre identificative: con “01” le compagnie telefoniche marchiano i contratti di rientro per applicare aggravi sulle tariffe, con la stessa serie (se non esiste già un’altra serie disambiguante nel numero di protocollo!) si sarebbe potuto marcare l’Isee ordinario per distinguerlo dall’Isee Università cosicché il sistema telematico Adisu, attraverso un algoritmo semplicissimo che un buon informatico avrebbe elaborato in dieci minuti, fosse in grado di invitare l’utente a rivolgersi ad un Caf più efficiente segnalando l’errore istantaneamente. 

venerdì 6 novembre 2015

Situazioni Caf-kiane: perdere la borsa di studio Adisu per colpa del servizio di assistenza



Questa è una storia capace di suscitare come uno straniamento letterario, i cui interessati si ritroveranno loro malgrado, alla stregua del protagonista di un grande classico del Novecento, Il processo, ad essere metaforicamente condannati “senza che avessero fatto niente di male”. Ѐ una storia in cui il diritto allo studio viene negato a causa di un’inadempienza commessa da chi avrebbe dovuto assistere e di una burocrazia e una legislazione sempre più lungi dalle esigenze dei cittadini.

12 Agosto 2015. Sul sito dell’“ADISU” (Azienda Pubblica della Regione Campania per il diritto allo studio universitario) si dà notizia della pubblicazione del bando di concorso per l’assegnazione di borse di studio, posti alloggio e contributi per mobilità internazionale per l’anno accademico 2015/2016. La normativa è da poco cambiata. Un bando che ha bypassato il controllo e il benestare di ogni rappresentanza studentesca fa esplicita richiesta dell’“Isee Università”, rilasciato a seguito della compilazione del Modulo MB2 - Quadro C “Prestazioni Universitarie”. Migliaia di studenti si recano al “Caf” (Centro di assistenza fiscale) più vicino per ottenere la documentazione richiesta. Ma ad alcuni di loro qualcosa va storto.

Sebbene avessero richiesto l’Isee Università, quantunque avessero fatto presente che a loro servisse il modello funzionale all’ottenimento di una borsa di studio, si vedono rifilato il modello “Isee ordinario”, non contemplato nel bando Adisu ma in quasi tutto equipollente a quello richiesto fuorché per una semplice spunta. Su di esso, una dicitura che insospettisce alcuni studenti: “Non si applica alle prestazioni agevolate per il diritto allo studio universitario”. Si torna a chiedere spiegazioni, ma al Caf assicurano che è tutto ok: “Tranquilli! Il modulo è quello!”. I più diffidenti si rivolgono persino al servizio informazione Adisu. Altre rassicurazioni: “Tranquilli! Tranquilli!”.

Altrui pressappochismo, altrui negligenza, altrui incompetenza. Questi i motivi che hanno portato all’esclusione di decine di studenti incolpevoli dalle graduatorie provvisorie pubblicate dall’Adisu il 30/10/2015. Una situazione caf-kiana, si potrebbe dire! Ma non finisce qui: ingiustizia nell’ingiustizia, la riconosciuta possibilità di rettificare ai sensi dell’articolo 4.2 del bando (peraltro in tempi fin troppo stretti), se permette di correggere un refuso qualsiasi, esclude la possibilità di sostituire il modulo galeotto con quello richiesto benché manchi al primo, ripetiamo, una semplice spunta (l’esclusione è per vizio di forma, non per una questione sostanziale!). Chi sbaglia una cifra per colpa sua, sì; chi sbaglia il modulo per colpa di terzi, no: non certo di giustizia appare circonfuso il nostro bando, il quale per effetto di tale distinguo liquida di fatto il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della nostra Costituzione!

L’inefficienza elevata a sistema e l’iniquità del bando hanno palesemente fatto sì che alcuni studenti fossero privati del loro diritto allo studio: che razza di regalo è, chiediamo, un pallone bucato? Altra domanda: se il cane del bombarolo aziona il telecomando che il padrone gli ha distrattamente lasciato alla mercé, che si fa? Si processa il cane? “Signor barboncino, riferisca in aula circa il suo losco movente!”. Siamo alla farsa! Ebbene, lasciare che questi studenti perdano quanto meritatamente gli spetta senza riconoscere loro la possibilità di rettificare un errore assolutamente avulso dalla propria responsabilità significa inverare l’assurdo paradosso di processare il barboncino. Significa fare cartastraccia della Costituzione della Repubblica Italiana e della Dichiarazione universale dei diritti umani dell’Onu, alienando il diritto allo studio a una parte di aspiranti borsisti per il tramite di un sistema difettoso, che con una mano dà e l’altra toglie. Significa ignorare la grande lezione de Il Processo di Kafka, che poneva l’accento proprio sull’impossibilità di reazione che costituì il vero martirio di quel Josef K. inspiegabilmente e irrimediabilmente finito nell’ingranaggio immarcescibile di una burocrazia troppo spesso spietatamente meccanicistica. Significa infliggere il dazio dell’Italia che non funziona e non si aggiorna a un’innocente Italia futura che, così facendo, forse non vedrà nemmeno la luce. E quando i migliori studenti saranno scappati tutti, troverete in storie come queste il perché.    

Una richiesta all’Adisu: che sia riconosciuta agli studenti la possibilità di rettificare l’errore commesso dai Caf e dal loro stesso servizio di assistenza.

Una richiesta ai lettori: vi saremmo grati se faceste girare questo articolo affinché altri studenti toccati dallo stesso problema si uniscano a noi (abbiamo creato un gruppo su Facebook per concertare una linea comune e fare rete: “Questione ISEE - Mobilitazione studentesca”) e affinché la nostra voce acquisti volume. Non lasciateci soli!  E... giù le mani dal barboncino!



Domenico Maione

martedì 17 dicembre 2013

Carmine Esposito è innocente: ecco come è andata veramente...

Giocattolata surprice + incontro fortuito con fotografo pronto ad immortalare

Dallo scorso sabato, il dimissionario sindaco di Sant'Anastasia, Carmine Esposito, è detenuto presso il carcere di Poggioreale. Stando a quanto riferito dagli inquirenti, il primo cittadino è stato colto in flagranza di reato: in suo possesso, una mazzetta ricevuta per un appalto da un imprenditore impegnato nel campo della nettezza urbana. La consegna della tangente sarebbe avvenuta previo precedente accordo sottobanco. L'incontro sotto gli occhi delle forze dell'ordine, la stretta di mano. Pochi chilometri e scatta il blitz. Nell'auto dell'anestesista del Cardarelli, una busta gialla. Dentro: tre tranche di 5mila euro in banconote di piccolo taglio. Esposito sostiene di "non aver compreso quale fosse il contenuto della busta riposta sotto il suo sediolino. Bene! Proviamo a figurarci come sia andata…

Castello difensivo, piano A:

I due si incontrano, così, tanto per.
A un certo punto, a tradimento, l’imprenditore tira fuori una busta gialla...

- Qui ci sono quei soldi che si disse…
- Eh?
- I soldi, nella busta…
- Non ho capito…
- I soldi. Tenga…
- Grazie… ma cos’è?
- Dentro, no, ci sono i soldi…
- I saldi?
- I soldi!
- Eh, i saldi! Che ho detto?! Ma comunque non è cosa! Sa… la crisi, il fiscal compact, la fame nel mondo… L’altro giorno ci ho rimesso pure un bancolotto di soldi per i criaturi delle scuole… Stiamo sotto Natale? Giocattoli per tutti, e io pago! Poi però il criaturo va a casa con la pazziella, la mamma si piscia sotto e posa il voto. Ah! La politica! Quanti se ne zuca di soldi!
- Eh, i soldi!
- Aee! Eddall cu ’sti saldi!
- I SOL-DI!
- I saldi! I saldi! I saldi! Se incantato ’o disco! Vabbuò, ma ne vaco! Stia bene!

(Esposito, tra sé e sé, in auto)

Mammama', c’ha allentato la salute! Ma chissà che ci sta poi in questa busta? Fra', nun è ca chisto imprenditore, niente niente, ce lo vuole malamente e m’ha scritto la letterina d’amore… Lo posso capire: effettivamente, so' ’nu bellu bocconcino. E c’è da dire che, benché abbia un'età, vesto commo a ’nu giuvinotto. Je so' dandy, oh yes!... Fra', senti a mme, chisto cio’ vo' proprij. Carmine, si' gruosso! Me lo dico solo io, ma accussì è. Quando uno ce l’ha… Epperò dove la metto ’sta busta gialla? Gialla! Che colore ’e cazzo! Non si abbina col cruscotto!... Sai cosa? La infizzo sotto al sediolino!... Toh! Un giornale vecchio: “‘Grillo: «L’Italia fallirà a settembre»’; ‘Bersani: «Stavolta vinciamo noi»’; ‘Berlusconi: «Abolirò la suocera sulla prima casa»; ‘Renzi: «Finanziamento ai partiti? Son questioncine, parliamo di cose serie»’; ‘Roma: «Lega ladrona!»’; ‘Pomigliano: beccati due consiglieri con le mani nella marmellata’”. Va bene tutto, però le tangenti no: che vergogna!... Aspe', ideona: potrei aprirla, la busta, per vedere cosa contiene… Naaa, mi scoccio. Po' aggia assunto orde di collaboratori inutili, c’aggia ra' coccosa ‘a fa' o no? In tutto questo: sono bello! Attempato ma bello! Marò, mo' che so' ’sti sirene? Nun è ca pure ’o carabiniere, sotto sotto, ci piace l’usato sicuro? Carminié, si' sempe tu!

Piano B:


a cura di Domenico Maione

sabato 18 maggio 2013

Gli sciacalli e Le Iene: tutte le inesattezze di Matteo Viviani su Leggilo.net


Matteo Viviani che broccola davanti allo specchio

L’altra sera, guardando un video postato sul sito de Le Iene, ho scoperto di essere uno sciacallo. Cioè, il mio editore è uno sciacallo ed io, che mi pago l’università anche coi proventi della sua attività di sciacallaggio, sono uno sciacallo a mia volta. Lasciando piena voce alla controparte, vi indico direttamente il link: cliccate qui. Senza indugiare troppo, parto quindi con l’analisi logica degli errori che ritengo commessi dall'inviato Viviani, il quale, forse non se ne è reso conto, potrebbe compromettere per negligenza il destino lavorativo di diversi giovani. Per quanto mi riguarda, ero riuscito a sottrarmi al circolo vizioso per cui il figlio del bidello non può andare oltre il liceo, e, se ci riesce, è costretto a lavorare, e, se trova un lavoro, finisce per assorbirgli troppo tempo, nel qual caso potrebbe laurearsi con una media bassa o allungare i tempi incappando nella ecumenica determinazione di “sfigato” confezionata su misura, non so dire con quale faccia, da un vice-ministro raccomandato. Per quanto mi riguarda, infatti, ero riuscito a ritagliarmi un impiego di articolista che mi permetteva di lavorare alla sera, dopo sette-otto ore di studio; sì, perché il figlio del bidello, all’università, non può permettersi il lusso di provare ad essere solo "bravo", deve provare ad essere "bravissimo". Ma non è assolutamente questo il punto. Il punto è lo stupro della verità. Questa.

1) La partenza è emblematica. Viviani, con tanto di tutor, disvela all’Italia tutta una perversa, illecita e imperscrutabile dinamica che mette a repentaglio il decoro del Paese, riportando al centro dell’attenzione – con pertinenza ed estrema grazia – la "questione morale" sollevata dal lungimirante Berlinguer 10 anni prima di Tangentopoli. Roba grossa: si tenta, analogamente, di squarciare il Velo di Maya. Via al dialogo con lo "smanettone":

–  Quindi mi stai dicendo che... se io clicco questo link, esco da Facebook e vado sul sito www.leggilo.net?
– Esatto!
– Proviamo
(…)
–  E’ vero! Non siamo più su Facebook. Siamo su leggilo.net!

E’ stato allora che, opportunamente supportato da un erudito Aristotele 2.0, arguzia Viviani è addivenuto alla altrimenti insondabile conclusione che, cliccando sul link www.leggilo.net, si viene sorprendentemente indirizzati alla pagina www.leggilo.net! Vergogna! Che raggiro clamoroso! Ciao Sic <3!

Matteo Viviani scopre, con somma sorpresa, che cliccando su "www.leggilo.net" ci si collega alla pagina "www.leggilo.net"

2) Testuali parole di Viviani: “Il proprietario di Leggilo.net pagherà quello della pagina di Alberto Sordi per inserire queste notizie”.

Falso! Come attesta la didascalia della pagina, casualmente non mandata in onda, la suddetta è direttamente “gestita dalla redazione di www.leggilo.net”. Tutto trasparente, alla luce del sole: basta consultare il box informazioni, appena sotto il titolo. Se ti piace il contenuto, clicchi sul link. Non ti piace? Alla prossima! Oppure addio! Questo meccanismo limpido, con la dichiarazione mendace unita all’omissis della didascalia, diviene cosa altra da sé: quello che appare è un tourbillon tetramente disonesto. Ma ad essere difettosa non è l’essenza delle cose, bensì la rappresentazione. Per effetto delle due defezioni pocanzi evidenziate, la realtà viene ad essere trasfigurata. Se poi non sapevi che su un sito d’informazione (prendiamone uno a caso: quello de Le Iene) potevi imbatterti nel turpe fenomeno derubricato alla voce “pubblicità”, il sempre brillante Viviani ti ha provvidenzialmente messo in guardia dagli approfittatori con la sua impareggiabile inchiestona che avrebbe senz’altro fatto ribollire d’invidia la buon’anima di Giuseppe D’Avanzo. Matteo, (che dire?) grazie di esistere! Sei bellissimo! Ti lovviamo! Forza Chievo!

La nascostissima, celatissima, ammantatissima casella informazioni sfuggita all'occhio vigile del segugio Viviani

3) Acume Viviani: “Per la legge italiana, bisogna avere i diritti d’immagine”. 

Affermazione superficiale. Vediamo nel dettaglio. “Per diritto all’immagine si intende un diritto della persona a che la propria immagine non venga divulgata, esposta o comunque pubblicata, senza il suo consenso e fuori dai casi previsti dalla legge”. Probabilmente, l’inchiestista più navigato dell’orbe terraqueo, il nostro insuperabile Viviani, di cui si è già provato il grande acume logico, si sarà fermato alla definizione tout court di diritto d’immagine. Ovviamente mai per svogliatezza o capziosità, ma perché già è il numero uno forever e non voleva infierire sulla Gabanelli e Iacona studiando e rendendo noto che l’art.96 L. 633/41 stabilisce sì che sia necessario il consenso del soggetto o di chi ne fa le veci, ma “l’art. 97 L. 633/41 dispone che si possa prescindere dal consenso nei casi in cui ciò sia giustificato da motivi di notorietà del personaggio ritratto, o dall’ufficio pubblico ricoperto, o dalla necessità di giustizia, polizia, scopi scientifici, didattici, culturali, o quando la riproduzione sia collegata a fatti o avvenimenti, cerimonia di interesse pubblico o svoltosi in pubblico” (Dr.ssa Gabriella Da Campo). Ebbene, Alberto Sordi è un attore di successo. Quindi è famoso. Ci sei, Matteo? Vado piano piano. Se uno clicca sul link www.leggilo.net, si apre il sito www.leggilo.net. E là… non ci piove! Mo', attenzione, se un attore è il protagonista di un film di successo, per la proprietà transitiva, diventa un attore di successo. Daje Matte'! Ce la puoi fare! Siamo tutti con te!

Scherzi a parte, la legge, per completezza d’informazione (qualcuno ancora se ne cura), ammette comunque la revoca del consenso. Basta che i detentori dei diritti d’immagine lo richiedano. Lorenzo Ciancio, il mio editore, ha già manifestato su Facebook la piena disponibilità a disfarsi della pagina qualora si presenti tale eventualità. Ma la possibilità potrebbe non darsi. Ad esempio, ai congiunti di Alberto Sordi potrebbe fare piacere che una testata di giovani si curi della sua memoria postando link, trai quali, in maniera tersa, quelli del proprio sito. Anche per racimolare indirettamente soldi, sissignore: in ossequio allo stesso principio per effetto del quale il nostro Viviani ci salva ogni domenica, alle ore 21.00 (non mancate!), dalle ingiustizie del mondo. E allora, a ben vedere, chi è che lucra impunemente? Viviani che, nel mentre mette insieme un servizio giustissimo sul Paese reale (il “giustissimo” è davvero senza ironia), per la gioia di mamma', abbraccia rigorosamente a favore di telecamera il cassintegrato che pensava al suicidio e, davanti a mezza Italia, gli porge la filantropica mano (qui l'impresa di francescana memoria); o chi, in maniera chiara, ti dice che gestisce una pagina e sopra ci mette anche i suoi link (rendendosi pronto a rinunciarvi nel caso di rimostranze da parte dei detentori dei diritti d’immagine)? Viviani che taglia la didascalia della pagina e ti dà ad intendere, al netto di prove, in maniera superficiale e con guisa ambiguamente allusiva, che il proprietario del sito paga in nero quello della pagina, così dando in pasto al popolino italiota il traviante e gradito semplicismo a fin di share; oppure chi ti vuole dimostrare, fatture alla mano, la bontà della sua professione? 


Matteo Viviani in un gesto di amicale intesa mista a giubilo con il cassaintegrato a cui ha appena contribuito a trovare un lavoro davanti a sei milioni di persone. Il tutto, chiaramente, in modo disinteressato 

4) In riferimento alla compravendita di pagine: “Il regolamento di Facebook lo vieta”.

E quindi? Il regolamento di Facebook non è la Costituzione italiana. La pena è l’eliminazione della pagina? E bannata sia la pagina! Che editore malandrino che ho! Infrange i regolamenti dei social network. Ladro! Mafioso! Ciao mamma!

A proposito di mafia ed editori. Viviani, sai chi è che ha fondato un partito assieme ad uno condannato dalla Corte d’appello di Palermo a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa? Sai chi era iscritto ad una loggia massonica sciolta dal Parlamento della Repubblica Italiana? Sai il braccio destro di chi, e non Travaglio, Celestini o De Gregorio, il braccio destro di questo "chi", ha detto che, se il suddetto "chi" non fosse entrato in politica, lui e i suoi sarebbero “tutti in prigione o sotto qualche ponte”? Viviani, sai chi è che ha una condanna in secondo grado per evasione? Sai chi è che ha depenalizzato il falso in bilancio perché aveva un processo in piedi per falso in bilancio? Sai chi è che ha accorciato la decorrenza dei termini per non finire nelle patrie galere? Sai su chi non hai mai fatto un servizio? Viviani, sai chi ti paga lo stipendio?

5) “Fare pubblicità su queste pagine è proibito dal regolamento di Facebook. E pensiamo che farlo, utilizzando il profilo di una persona scomparsa, per di più all’insaputa dei suoi familiari, sia decisamente di cattivo gusto”

Del regolamento si è detto. Dell’“all’insaputa dei suoi familiari” pure. Ci resta il… “cattivo gusto”. Ecco, da quando gli inviati de Le Iene sono assurti a censori della moralità pubblica? Da quando la Chiesa ha fatto di Matteo Viviani un inquisitore? Chi dà a 'sto Bernardo Gui de' noantri il diritto di sentenziare sull’etica? “Pensiamo” chi? Tu per tutti? Personalmente, non ho saputo della pagina fintantoché non ho preso visione del servizio. Io non l’avrei mai rilevata, lo stesso Lorenzo, col senno di poi, penso farebbe altrimenti. Per me è stato un grave errore (sindacare l’operato del proprio editore: guarda e impara, Viviani!). Ma voglio porre la questione in termini semplici… non temere, Matteuccio, te lo spiego facile facile. Mettiamola così: quando Barbara D’Urso fa Barbara D’Urso, io, che esecro la sua televisione, non spendo tempo a biasimare lei e i suoi accoliti (sarebbe una sottrazione di vita bella e buona), cambio canale o al limite faccio qualche battuta. Che i guardoni del dolore facciano i guardoni del dolore, che i radical chic facciano i radical chic e così via. Io non posso decidere per gli altri. Io non sono Dio. A quanto pare, Matteo Viviani sì!

Il giammai contraddittorio Viviani, condannato in via definitiva per aver prelevato "con l'inganno" tamponi di sudore a 50 deputati e 16 senatori, si eleva ad educatore regalandoci una montessoriana lezione con oggetto la frode perpetrata attraverso "link esterni" che - in modo indimostrato - definisce "camuffati". Perché lui, di inganni, modestamente, mai per vantarsi, se ne intende...  

6) Misunderstanding

Molti ci hanno scritto, sovente con tono acceso e parole colorite, ascrivendoci le responsabilità del variopinto venditore di pagine presente nel video che ha accorpato le nostre e le sue vicende. I numeri, e quindi l’inconfutabile matematica, asseverano che evidentemente è stata compiuta un’associazione surrettizia coerentemente con la barbara approssimazione di cui sopra si è argomentato. Io non voglio dire se, questa percezione, sia dovuta al fatto che Matteo Viviani, in questo servizio, non è stato all’altezza; oppure derivi dal fatto che l’inviato abbia puntato esclusivamente alla captatio indignazione in barba alla chiarezza, componente intima della verità. Diversamente da lui, che ancora non ci ha contattato per esporre le nostre ragioni (sebbene ampiamente sollecitato), sono una persona corretta. O incapace o immorale: a te la scelta, Viviani. Qua semo sciacalli democratici.

Domenico Maione

domenica 29 aprile 2012

Acerra, imminenti le elezioni comunali: per chi tifa la camorra?



E’ notte. Una moto di grossa cilindrata. Un malintenzionato col casco integrale. Un candidato al consiglio comunale. Uno schiaffo e una minaccia. La paura. Un candidato in meno. La morte della democrazia. La fine della società. Il fallimento dell’uomo. Ad Acerra la camorra è tornata a palesarsi. Lo ha fatto con la violenza, la forza dei deboli d’idea. Nelle ultime settimane, a ridosso delle imminenti elezioni, tendono alla decina gli atti intimidatori – pubblicamente acclarati – alle spese dei candidati in lizza. C’è chi è stato vittima di un raid notturno, chi ha ricevuto una lettera minatoria, chi è stato minacciato con tanto di sfoggio del “ferro”, chi ha visto la porta di casa danneggiata, chi ha rinvenuto un proiettile dinanzi all’uscio della propria abitazione e chi è stato “avvertito” davanti alla figlia affetta da grave handicap. Eppoi le infiltrazioni tra gli stessi candidati: rapinatori, estorsori, pregiudicati per tentato omicidio. Senza contare le quantomeno scomode parentele di taluni altri.  I finanziamenti europei, gli appalti, l’inceneritore, i lavori ferroviari, il sempre fiorente campo edilizio, i terreni ad uso agricolo, la Montefibre, le discariche: la camorra vuole mettere le mani su tutto. Sei mesi fa, il pentito Di Fiore ha reso edotta la DDA (direzione distrettuale antimafia) circa i rapporti che intercorrono tra i politici locali e i clan, che vengono informati su ogni business appena profilatosi da funzionari conniventi, cosicché amici-imprenditori possano intervenire dando adito al riciclaggio di denaro sporco. A meno di una settimana dalle prossime elezioni, uno scenario a dir poco agghiacciante. Ne abbiamo parlato con Michelangelo Riemma, ex sindaco di Acerra, che, dissuaso dai suoi familiari, ha rinunciato alla competizione elettorale dietro minaccia di ritorsioni.  

L'intervista

Dott. Riemma, a fronte dell’intervento della camorra, che ha senza dubbio viziato le imminenti elezioni comunali, ritiene ci siano i presupposti necessari per andare a votare i prossimi 6 e 7 maggio?
«Effettivamente, oltre alla mia, ci sono state anche altre denunce e so che la questione è all’attenzione del Prefetto. Durante una conferenza stampa che si è tenuta qualche giorno fa, io ho parlato di voto inquinato. Noto che c’è diffidenza, preoccupazione e anche disaffezione nei confronti di questa campagna elettorale da parte di diversi candidati; alcuni, pur essendolo ancora, non svolgono più la propaganda. Questo è un dato inquietante. Si può sicuramente pensare all’esistenza di qualcosa o qualcheduno che voleva o vorrebbe rallentare almeno una parte di una coalizione facendo in modo che non sia incisiva e presente in campagna elettorale. E, forse, ci sta pure riuscendo».

A questo proposito: Domenico De Luca, il candidato sindaco del centrosinistra da lei sponsorizzato, alla luce degli episodi di violenza che per la stragrande maggioranza hanno visto quali vittime esponenti di liste sostenenti la sua designazione a primo cittadino di Acerra, ebbe a dichiarare che “vogliono spostare i consensi verso altre coalizioni”. Come a suggerire che se ci sono i martiri politici, allora ci saranno anche dei beneficiari politici benvoluti dalla malavita organizzata.
«Anzitutto ci tengo a precisare che continuo a sostenere De Luca, sebbene mi sia visto costretto a ritirare la candidatura in suo appoggio. Certamente, se noi ci soffermassimo a fare un’analisi, potremmo constatare come questi atti di violenza, eccetto l’episodio di un proiettile ritrovato sull’uscio di casa di un candidato appartenente alla sfera di centrodestra, almeno per quanto attiene a ciò che è stato chiarito pubblicamente, sono sempre e soltanto avvenuti ai danni della medesima coalizione (quella guidata da De Luca, ndr)».

Di più. Un’altra sequela di “strane coincidenze”, chiamiamole così, concerne alcune delle altre compagini politiche in bagarre elettorale, quasi a costituire – una volta congiunti tutti i pezzi – un allarmante puzzle: dei 5 pregiudicati per reati gravi – tra cui l’estorsione appannaggio dei clan – rilevati dallo screening delle forze dell’ordine, due appartengono a liste che appoggiano l’aspirante sindaco Raffaele Lettieri (Terzo Polo) [i nominativi dei restanti tre rimangono secretati], laddove un altro quotato pretendente alla fascia tricolore, Antonio Crimaldi (centrodestra), sarebbe – secondo gli organismi anticamorra che hanno scandagliato le sue parentele – nipote di quel Crimaldi, già consigliere comunale acerrano, sospettato di legami con le organizzazioni criminali e vittima di una faida nell’ambito della strage del ’92. Vengo al punto: secondo lei, Dott. Riemma, da questa palese convergenza di elementi, fatte le dovute premesse garantiste, si ha buon diritto di desumere per quali squadre faccia il tifo la camorra?
«(Ride, ndr) Questa è una bella domanda, una bella riflessione. Io penso che le forze dell’ordine, che mi sento di ringraziare – senza sviolinate di sorta – per l’umanità e l’attenzione con le quali stanno svolgendo un ottimo lavoro, debbano prestare attenzione a questi elementi nelle loro indagini. Ciononostante, come lei sa benissimo, non possiamo responsabilizzare soggetti che non sono stati sentenziati in prima persona come appartenenti al sistema della camorra. Però sono evidenti queste anomale concentrazioni da una parte e dall’altra, che – lo ripeto – non possono bastare a qualificare dei candidati a sindaco, fino a prova contraria estranei a certi contesti, come correlati ad ambienti malavitosi».

Pur tuttavia, hanno “tifosi” alquanto discutibili.
«Sì, diciamo così».

Domenico Maione

mercoledì 14 settembre 2011

Inchiesta a tradimento: Vincenzo Romano, l'ipocrisia fatta uomo


Nella foto, Vincenzo Romano ritratto un attimo prima di saziare la perversione di fare sesso con un rettile per poi tirarsela con gli amici.

Vincenzo Romano è uno SPORCO ipocrita. E non solo perché non si lava. Guardate, apprendete e diffondete:


In alto, pur senza citare Tolstoj, De Sio fa incetta di “Mi piace”. Sotto, l'infedele Romano viene smerdato in maniera epica.
Visto e considerato che l’imputato fedifrago si ostina a sostenere di aver ragguagliato l’alunno Rega circa la sua volontà di sostituirlo (ma chi sei mister Prandelli?), come se il fatto implicasse la sistematica discolpa, abbiamo verificato l’attendibilità della bieca perorazione difensiva, attingendo a un’inconfutabile fonte. La parte lesa Michele Rega, a precisa domanda (Michele, confermi che Vincenzo ti aveva avvisato di voler cambiare compagno di banco?, ndr) ha così risposto:

Da notare la facilità di congiuntivo del Rega e l’annessa esclamazione di giubilo “yeah!”, decisamente poco etero da parte sua. Sopra, Vittorio Stumpo millanta poteri vudù. 

Aggiornamenti in tempo reale:

Moana Pozzi rediviva: “Sospendo la mia presunta morte solo per dichiarare che Michele Rega è l’unico che in fatto di inculate ricevute mi surclassa alla grandissima”.

Numerosi gli auguri pervenuti dal mondo del porno alla matricola da poco iniziata alla professione. Eva Henger al neo-collega Rega: “Buon compleANO”.

Oltre al contratto sostanzioso, il regista Tinto Brass ha già pronto lo pseudonimo del nuovo cavallo di battaglia della sua scuderia: “Si chiamerà Michele Sega”. Ammazza che fantasia!

Contattato in esclusiva, il compagno di classe Nappus, affetto da un'incipiente calvizie, ha chiosato non senza una gaffe: “Lo scandalo deskmate forever? Da mani nei capelli”.

Zlatan Ibrahimovic sulla indecorosa vicenda (col suo italiano in grande spolvero): “Romano è traditore, peggio che me. Io in confronto idolo iuventini”.

Alena Seredova si dice comprensiva: “Capisco Romano, Maione è pur sempre un bel bocconcino”. <--- Nun vogl fa 'o BUFFON, ma questo è un esplicito ammiccamento.

Thanks to...

Il primo omaggio di gratitudine è indirizzato a Rocco Mariano, per l’immancabile supporto morale. Marià, sei il mio più saldo sostegno, la mia ringhiera. Però vaffanculo senza motivo!

Si ringrazia, come al solito, un semper sontuoso Davide Caiazzo, autore della massima filo-cristiana: ”La verità viene sempre a galla”. Caià, porcaccio Giuda, ma quante ne sai?!?

Grazie anche a Moana Pozzi, per l’occasione sottrattasi alla sua esistenza ritagliata ai margini della società. Volete sapere dove si nasconde? Semplice, nelle cassette che Antonio Tranchese ammanta sotto il letto di sua sorella.

Eva, forse non lo sai, ma con quell’accento dell’est che ti mangi le doppie hai fatto una battuta. Congratulations!

Cara Alena, mi lusinghi! Anche tu non sei malaccio...

Vi lascio con un’ultima chicca. Lo sapevate che Giuseppe Iossa impiega 5 minuti per lavarsi, e che Terracciano, nel medesimo intervallo di tempo, per sua stessa ammissione (in prima superiore, quando pensava che meno ci mettevi meglio era), suona al campanello, soddisfa le voglie sessuali dell’amata e si fa la doccia?

Assunto che l'espressione utilizzata non era un modo di dire, se anche voi aveste a disposizione 5 minuti per lavarvi, dell'igiene di cosa vi premurereste di più: denti, parti intime, ascelle o viso?

Manda una mail a infoportale@sanita.it, il Ministero della Salute della Repubblica italiana deve assolutamente sapere! 

Dedico questo post al mio compagno di banco. Che non mi ha mai tradito. Almeno credo…

Domenico Maione

domenica 1 maggio 2011

Inchiesta, Liceo S. Cantone di Pomigliano: gli studenti sognano una scuola. Non è una battuta!


Plesso centrale (a sinistra) e plesso Guadagni (a destra) immortalati in tutta la loro triste bellezza

Al liceo Salvatore Cantone di Pomigliano d’Arco manca una sola cosa: la scritta “lo studio rende liberi”. Fino a qualche tempo fa c’era persino il filo spinato e la situazione era così desolante da poter essere assimilata alla riedizione scolastica di Auschwitz. Parafrasando Primo Levi, verrebbe da chiedersi “se questa è una scuola”, perché le palestre dell’edificio scolastico erano state concepite per essere garage e le aule sono cucine, camere da letto e bagni strappati al loro destino: in poche parole, hanno appioppato un condominio a malcapitati alunni che, stona a sentirsi, sognano una scuola. Tra pilastri “egocentrici” (nel senso che si piazzano nel bel mezzo delle aule), imperiture infiltrazioni (che si sospetta celino improbabili falde acquifere), termosifoni “ambientalisti” (ostinati a non funzionare per patrocinare il mondo dall’effetto serra) e chi più ne ha più ne metta - per il tetro scenario - verrebbe quasi da gettarsi da uno dei tanti balconi pericolanti (solo l’anno scorso messi a norma); ma non si può: ci sono le cancellate, vezzeggiativo di grate.

Caratteristico pilastro "egocentrico"

Un condominio, e per giunta tra i più fatiscenti. Tant’è che lo zelante amministratore, alias il preside, al secolo Alfonso Cepparulo, non ha potuto che limitarsi ad interventi accessori; il che equivale ad incorniciare una tela che raffigura degli scarabocchi. Il problema di fondo, infatti, risiede nella struttura, che è semplicemente adibita ad uso scolastico: al fine di rendere l’idea, è come se un bel giorno finisci i preservativi e, per “rattoppare”, usi un palloncino. Magari, è a questa brillante intuizione che alcuni alunni di questa scuola devono la vita; ciononostante, il piano di evacuazione, scaturito dal medesimo principio, – in caso di eventi funesti – pone seri dubbi sulla prosecuzione della stessa. Una potenziale via di fuga “sarebbe” difatti ritratta nella foto (1), e guardandola capirete i perché del verbo usato al condizionale: si tratta di un angusto corridoio, dove sono affastellati banchi e sedie. Ergo, in caso d’emergenza, oltre alle convenzionali misure cautelative, bisognerebbe dribblare il desueto armamentario scolastico che occlude l’uscita in blocco, smarcarsi davanti all’uscio e guadagnare l’uscita. Suppongo che Lionel Messi possa riuscire nell’impresa, a patto – però – che sia in un discreto stato di forma. Chiaramente, il caso esposto rappresenta l’estrema conseguenza di una comunque sentita problematica, cagionata dalla presenza di corridoi e porte non conformi alle direttive di sicurezza prescritte.

(1)Corridoio che scopro essere il "covo delle fumatrici"

“Come definireste una struttura che mette a repentaglio la cosa più importante che abbiamo, cioè il nostro futuro? Credo che tutti debbano avere la possibilità di istruirsi in un luogo idoneo, e il liceo Cantone non è tale – ammonisce Vincenzo Romano, benemerito rappresentante d’istituto in carica - Qui, la situazione è di grande disagio”. Come dargli torto? Al Cantone ci sono così tanti problemi che il più grande è ricordarli tutti. E pensare che la soluzione alle deficienze strutturali dell’istituto balenava nella mente della classe politica locale da molto tempo, allorquando gli attuali studenti non erano nemmeno un’idea nella testa dei loro genitori. Il deprecabile immobilismo ha termine con la deliberazione del 19 dicembre 2002, nella quale viene indicata in via Nazionale delle Puglie l’area (27.000 mq) dove sarà ubicata la “Cittadella Scolastica”: un complesso di sette mastodontici edifici con tanto di 100 aule didattiche e laboratoriali, attrezzature sportive , auditorium e impianti moderni per il risparmio energetico. La spesa complessiva gravita intorno ai 21 milioni di euro, investimento senza precedenti nella storia dell’edilizia scolastica campana, che risolverebbe in via definitiva l’abietta condizione in cui versano il Liceo Salvatore Cantone e l’Istituto Statale Istruzione Superiore “Europa”. La promotrice sinistra democratica pomiglianese fa dell’opera un manifesto, in tutti i sensi: per una politica al servizio dei giovani e per una politica propagandista che accelera le pratiche in concomitanza di una qualche elezione, con l’intento di tradurre in preferenze i volantini ritraenti l’avveniristico progetto.

Obbrobri vari di difficile definizione

Seguita il cambio di regia, con l’avvicendamento delle forze politiche, che non varia comunque il biasimevole copione: sotto la legislatura di Lello Russo (Pdl), attuale sindaco di Pomigliano, nella deliberazione della Giunta comunale n. 199 dell’8 luglio 2010, si fa presente “che dall’attento esame dei grafici del progetto definitivo della Cittadella si rileva che le esigenze didattiche della platea scolastica degli istituti superiori non sono soddisfatte in maniera esaustiva “. Infatti, “la suddivisione degli edifici scolastici in bienni e trienni, creerebbe fastidiose promiscuità e interferenze nelle attività scolastiche di istituti di diversa formazione”. Parola chiave: promiscuità. Stando agli atti, è per questo motivo che il progetto esecutivo viene bloccato, proprio ad un passo dall’indizione della gara d’appalto. Sta di fatto che l’inconsistenza della proroga è facilmente riscontrabile, in quanto nello stesso Liceo Salvatore Cantone convivono placidamente tre indirizzi formativi (Scientifico, Sociale e Pedagogico) e la “promiscuità” non è mai stata contemplata tra le annose problematiche. Una spiegazione, molto più convincente di quella resa, è riconducibile ad una finalità demagogica: nessun merito sarebbe stato infatti riconosciuto a "Russo and Company", qualora si fossero limitati a portare a termine l’opera concepita da una diversa amministrazione; inoltre, la gestione di un così esoso esborso fa gola e non poco. Morale della favola: la politica si impegna in inutili querelle e gli studenti, posti tra i due fuochi, ne pagano le conseguenze.

Atrio di una sedicente palestra

“Durante questa stagione scolastica, c’è stata una grande mobilitazione studentesca; abbiamo avuto persino un tavolo con il sindaco di Pomigliano, Lello Russo. Tuttavia, nulla è valso a nulla e ci siamo sentiti presi per i fondelli”. Un fermo Nappo Luigi, portavoce degli studenti, punta il dito contro le istituzioni, ree di non essere risolute nella loro azione. “Ci pisciano addosso e ci dicono che piove”, per dirla alla Marco Travaglio. Una medesima sensazione fu quella che provò il sottoscritto, durante un incontro con l’assessore all’edilizia scolastica, Marco De Stefano: correva l’anno 2010 e, in occasione di un sit-in tenuto a ridosso della sede della Provincia, una rappresentanza di studenti ottenne udienza. Dopo un comizio durato un paio di orette, al quale la personalità politica si assicurò che assistesse una giornalista così che potesse testimoniare di come si dia ascolto ai giovani, mi arrischiai denunciando la mancata concretezza della base sulla quale, da due anni, si continuasse a procrastinare l’indizione della gara d’appalto, provocando, tra l’altro, lo scialacquamento del denaro pubblico impiegato per l’affitto degli edifici che ospitano Cantone e ISIS Europa. La responsabilità fu riversata sulla reticenza di Lello Russo, che, qualche tempo dopo, durante un incontro con gli studenti, farà il contrario. Poi, d’un tratto, l’assessore rimembra un inderogabile impegno e liquida la mia insistenza con una frase tanto retorica quanto evasiva (modo garbato per dire che se la diede a gambe): “Non dobbiamo pensare al passato, ma al futuro”. Da quel giorno sono passati alcuni mesi e quel futuro è presto diventato passato; ma non mettiamogli troppa fretta: due anni e mezzo sono solo la metà di un lustro, un quarantesimo di secolo e un quattrocentesimo di millennio. Basta incolpare puntualmente i politici. Se l’amministrazione della cosa pubblica non funziona, non è mica colpa degli amministratori. Personalmente, posso solo ringraziare il cielo per lo zelo e la generosità della politica: in effetti, mi ha dato tutto quello che non ho. Scritta nazista in primis.

Lo scopo di questo articolo è quello di portare alla conoscenza della collettività la condizione cui sono costretti gli alunni di questa scuola. Si prega, pertanto, di condividerlo con amici e conoscenti al fine di catalizzare l'attenzione sulla questione.

a cura di Domenico Maione
domenicomaione92@gmail.com

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