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giovedì 12 novembre 2015

Abbiamo le prove: ecco perché il diritto allo studio è stato negato a 800 studenti campani



Siamo i Caf-kiani, i senza colpa esclusi dalle graduatorie provvisorie Adisu per un errore dei Caf e dei servizi di assistenza regionali che ci hanno fornito un modulo sbagliato, l’Isee ordinario, benché avessimo esplicitamente richiesto quello giusto, l’Isee Università. Fuori per colpa di qualche impiegato che abita l’incompetenza. Fuori per colpa di un legislatore nazionale che non è uscito dall’Iperuranio. Fuori per colpa di chi non studia e non si aggiorna. Di una burocrazia che non si apre fino in fondo alle tecnologie e all’innovazione: sarebbe bastato un software che segnalasse a monte l'errore. L'esempio pratico è illustrato in una nota tecnica a margine, ma detto in parole povere: con trentamila lire il sistema telematico Adisu il mio informatico lo avrebbe fatto meglio!

Di più. Al di là delle mancanze individuali, abbiamo cifre e documenti dimostranti come l’intera filiera informativa posta a garanzia del diritto allo studio in Campania non fosse all’altezza della situazione. Subito due cifre emblematiche: gli esclusi per vizio di forma della Federico II sono, secondo stime attendibili fornite dalla stessa Adisu, circa 500 su 7800 domande; 280/2300-2400 all'Orientale. Parliamo di quasi 800 studenti a cui è stato negato un sussidio spesso vitale per colpa altrui. Come si può facilmente comprendere, l’intero sistema si è rivelato fallimentare in barba alla Costituzione Italiana!

Ma, per saperne di più, abbiamo scandagliato la realtà burocratica dei Caf. Ho chiesto personalmente all’impiegata di un Caf sito a Pomigliano d’Arco, via Umberto I, di illustrarmi in che modo avviene il loro aggiornamento. La risposta: “Le informative arrivano via email”. La invito a digitare nella barra di ricerca della posta elettronica “MB2” (è la nomenclatura tecnica del modulo che occorreva a noi studenti): zero risultati. Le chiedo allora di cercare sotto la voce “Isee Università”: un solo risultato (foto 1). Ѐ un’informativa – datata 15 settembre 2015 – proveniente dall’Università di Tor Vergata di Roma, la sola università con la quale il mio Caf sia convenzionato. Questa informativa è la prova provata della negazione del diritto allo studio subita in Campania da quasi 800 studenti per diversi motivi:

  1. Se l’Adisu ha stipulato delle convenzioni con alcuni Caf, attraverso il suo sito ha invitato comunque gli studenti a servirsi di Caf che non ha provveduto a istruire (considerando molto difficoltoso catechizzare tutti i Caf, si poteva ad esempio pensare di ingiungere agli studenti di fare ricorso esclusivamente a quelli convenzionati, magari ampliandone il novero);
  2. L’Università di Tor Vergata si trova in Lazio. In molte regioni l’Isee Università si usa da tempo e quindi quell'informativa avrebbe potuto non fare testo per la Campania. Appare chiaro: la Federico II, l’Orientale e l’Adisu avevano il dovere di istruire i Caf prima di invitare l’utenza a ricorrervi, onde garantire nei fatti un diritto costituzionale. Ciò non toglie che anche gli impiegati dei Caf e dello stesso servizio assistenza Adisu sono responsabili: non si sono informati in proprio quando lo studente insospettito dalla dicitura “non applicabile alle prestazioni agevolate per il diritto allo studio” – presente sull’Isee ordinario – si è ripresentato a chiedere spiegazioni;
  3. La notifica è datata 15 settembre 2015. Il bando Adisu è uscito il 12 agosto 2015. Lo studente più diligente, che si è recato al mio Caf ai primi di settembre, è stato di fatto tagliato fuori. Quello più negligente, che ha procrastinato la pratica agli ultimi giorni utili, in linea teorica avrebbe potuto farcela. Questo il paradosso più assurdo di un sistema che ha fatto acqua da tutte le parti.

Si tratta di una fattispecie che dà la misura del tipo di aggiornamento cui si scelto di demandare la garanzia di un diritto capitale nella terra di Gaetano Filangieri. Niente a che vedere con la professionalità del mio barbiere Peppe “il biondo”, il quale segue ottimi corsi di aggiornamento al fine di garantire ai suoi clienti il diritto a sfoggiare l’hairstyle di Radja Nainggolan. 
Da parte nostra, noi studenti stiamo parlando con la Regione e con l’Adisu per studiare una soluzione fattibile alla situazione. Da questa faccenda capiremo se l’intero sistema che gestisce il diritto allo studio in Campania è capace o meno di tenere il passo della storia e fare che il diritto detti la burocrazia piuttosto che il contrario. Peppe "blonde hair", help them!

(*) Sulla scorta di Telecom, si poteva pensare di inserire al termine del protocollo una coppia di cifre identificative: con “01” le compagnie telefoniche marchiano i contratti di rientro per applicare aggravi sulle tariffe, con la stessa serie (se non esiste già un’altra serie disambiguante nel numero di protocollo!) si sarebbe potuto marcare l’Isee ordinario per distinguerlo dall’Isee Università cosicché il sistema telematico Adisu, attraverso un algoritmo semplicissimo che un buon informatico avrebbe elaborato in dieci minuti, fosse in grado di invitare l’utente a rivolgersi ad un Caf più efficiente segnalando l’errore istantaneamente. 

venerdì 6 novembre 2015

Situazioni Caf-kiane: perdere la borsa di studio Adisu per colpa del servizio di assistenza



Questa è una storia capace di suscitare come uno straniamento letterario, i cui interessati si ritroveranno loro malgrado, alla stregua del protagonista di un grande classico del Novecento, Il processo, ad essere metaforicamente condannati “senza che avessero fatto niente di male”. Ѐ una storia in cui il diritto allo studio viene negato a causa di un’inadempienza commessa da chi avrebbe dovuto assistere e di una burocrazia e una legislazione sempre più lungi dalle esigenze dei cittadini.

12 Agosto 2015. Sul sito dell’“ADISU” (Azienda Pubblica della Regione Campania per il diritto allo studio universitario) si dà notizia della pubblicazione del bando di concorso per l’assegnazione di borse di studio, posti alloggio e contributi per mobilità internazionale per l’anno accademico 2015/2016. La normativa è da poco cambiata. Un bando che ha bypassato il controllo e il benestare di ogni rappresentanza studentesca fa esplicita richiesta dell’“Isee Università”, rilasciato a seguito della compilazione del Modulo MB2 - Quadro C “Prestazioni Universitarie”. Migliaia di studenti si recano al “Caf” (Centro di assistenza fiscale) più vicino per ottenere la documentazione richiesta. Ma ad alcuni di loro qualcosa va storto.

Sebbene avessero richiesto l’Isee Università, quantunque avessero fatto presente che a loro servisse il modello funzionale all’ottenimento di una borsa di studio, si vedono rifilato il modello “Isee ordinario”, non contemplato nel bando Adisu ma in quasi tutto equipollente a quello richiesto fuorché per una semplice spunta. Su di esso, una dicitura che insospettisce alcuni studenti: “Non si applica alle prestazioni agevolate per il diritto allo studio universitario”. Si torna a chiedere spiegazioni, ma al Caf assicurano che è tutto ok: “Tranquilli! Il modulo è quello!”. I più diffidenti si rivolgono persino al servizio informazione Adisu. Altre rassicurazioni: “Tranquilli! Tranquilli!”.

Altrui pressappochismo, altrui negligenza, altrui incompetenza. Questi i motivi che hanno portato all’esclusione di decine di studenti incolpevoli dalle graduatorie provvisorie pubblicate dall’Adisu il 30/10/2015. Una situazione caf-kiana, si potrebbe dire! Ma non finisce qui: ingiustizia nell’ingiustizia, la riconosciuta possibilità di rettificare ai sensi dell’articolo 4.2 del bando (peraltro in tempi fin troppo stretti), se permette di correggere un refuso qualsiasi, esclude la possibilità di sostituire il modulo galeotto con quello richiesto benché manchi al primo, ripetiamo, una semplice spunta (l’esclusione è per vizio di forma, non per una questione sostanziale!). Chi sbaglia una cifra per colpa sua, sì; chi sbaglia il modulo per colpa di terzi, no: non certo di giustizia appare circonfuso il nostro bando, il quale per effetto di tale distinguo liquida di fatto il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della nostra Costituzione!

L’inefficienza elevata a sistema e l’iniquità del bando hanno palesemente fatto sì che alcuni studenti fossero privati del loro diritto allo studio: che razza di regalo è, chiediamo, un pallone bucato? Altra domanda: se il cane del bombarolo aziona il telecomando che il padrone gli ha distrattamente lasciato alla mercé, che si fa? Si processa il cane? “Signor barboncino, riferisca in aula circa il suo losco movente!”. Siamo alla farsa! Ebbene, lasciare che questi studenti perdano quanto meritatamente gli spetta senza riconoscere loro la possibilità di rettificare un errore assolutamente avulso dalla propria responsabilità significa inverare l’assurdo paradosso di processare il barboncino. Significa fare cartastraccia della Costituzione della Repubblica Italiana e della Dichiarazione universale dei diritti umani dell’Onu, alienando il diritto allo studio a una parte di aspiranti borsisti per il tramite di un sistema difettoso, che con una mano dà e l’altra toglie. Significa ignorare la grande lezione de Il Processo di Kafka, che poneva l’accento proprio sull’impossibilità di reazione che costituì il vero martirio di quel Josef K. inspiegabilmente e irrimediabilmente finito nell’ingranaggio immarcescibile di una burocrazia troppo spesso spietatamente meccanicistica. Significa infliggere il dazio dell’Italia che non funziona e non si aggiorna a un’innocente Italia futura che, così facendo, forse non vedrà nemmeno la luce. E quando i migliori studenti saranno scappati tutti, troverete in storie come queste il perché.    

Una richiesta all’Adisu: che sia riconosciuta agli studenti la possibilità di rettificare l’errore commesso dai Caf e dal loro stesso servizio di assistenza.

Una richiesta ai lettori: vi saremmo grati se faceste girare questo articolo affinché altri studenti toccati dallo stesso problema si uniscano a noi (abbiamo creato un gruppo su Facebook per concertare una linea comune e fare rete: “Questione ISEE - Mobilitazione studentesca”) e affinché la nostra voce acquisti volume. Non lasciateci soli!  E... giù le mani dal barboncino!



Domenico Maione

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