Questa è una storia capace di suscitare come uno
straniamento letterario, i cui interessati si ritroveranno loro malgrado, alla
stregua del protagonista di un grande classico del Novecento, Il
processo, ad essere metaforicamente condannati “senza che avessero fatto
niente di male”. Ѐ una storia in cui il diritto allo studio viene negato a
causa di un’inadempienza commessa da chi avrebbe dovuto assistere e di una
burocrazia e una legislazione sempre più lungi dalle esigenze dei cittadini.
12 Agosto 2015. Sul sito dell’“ADISU” (Azienda Pubblica
della Regione Campania per il diritto allo studio universitario) si dà
notizia della pubblicazione del bando di concorso per l’assegnazione di borse
di studio, posti alloggio e contributi per mobilità internazionale per l’anno
accademico 2015/2016. La normativa è da poco cambiata. Un bando che ha
bypassato il controllo e il benestare di ogni rappresentanza studentesca fa
esplicita richiesta dell’“Isee Università”, rilasciato a seguito della
compilazione del Modulo MB2 - Quadro C “Prestazioni Universitarie”. Migliaia di
studenti si recano al “Caf” (Centro di assistenza fiscale) più vicino per
ottenere la documentazione richiesta. Ma ad alcuni di loro qualcosa va storto.
Sebbene avessero richiesto l’Isee Università, quantunque
avessero fatto presente che a loro servisse il modello funzionale
all’ottenimento di una borsa di studio, si vedono rifilato il modello “Isee
ordinario”, non contemplato nel bando Adisu ma in quasi tutto equipollente a
quello richiesto fuorché per una semplice spunta. Su di esso, una dicitura che
insospettisce alcuni studenti: “Non si applica alle prestazioni agevolate per
il diritto allo studio universitario”. Si torna a chiedere spiegazioni, ma al
Caf assicurano che è tutto ok: “Tranquilli! Il modulo è quello!”. I più
diffidenti si rivolgono persino al servizio informazione Adisu. Altre
rassicurazioni: “Tranquilli! Tranquilli!”.
Altrui pressappochismo, altrui negligenza, altrui
incompetenza. Questi i motivi che hanno portato all’esclusione di decine di
studenti incolpevoli dalle graduatorie provvisorie pubblicate dall’Adisu il
30/10/2015. Una situazione caf-kiana, si potrebbe dire! Ma non finisce qui:
ingiustizia nell’ingiustizia, la riconosciuta possibilità di rettificare ai
sensi dell’articolo 4.2 del bando (peraltro in tempi fin troppo stretti), se
permette di correggere un refuso qualsiasi, esclude la possibilità di
sostituire il modulo galeotto con quello richiesto benché manchi al primo,
ripetiamo, una semplice spunta (l’esclusione è per vizio di forma, non per una
questione sostanziale!). Chi sbaglia una cifra per colpa sua, sì; chi sbaglia
il modulo per colpa di terzi, no: non certo di giustizia appare circonfuso il
nostro bando, il quale per effetto di tale distinguo liquida di fatto il principio
di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della nostra Costituzione!
L’inefficienza elevata a sistema e l’iniquità del bando
hanno palesemente fatto sì che alcuni studenti fossero privati del loro diritto
allo studio: che razza di regalo è, chiediamo, un pallone bucato? Altra
domanda: se il cane del bombarolo aziona il telecomando che il padrone gli ha
distrattamente lasciato alla mercé, che si fa? Si processa il cane? “Signor
barboncino, riferisca in aula circa il suo losco movente!”. Siamo alla farsa!
Ebbene, lasciare che questi studenti perdano quanto meritatamente gli spetta
senza riconoscere loro la possibilità di rettificare un errore assolutamente
avulso dalla propria responsabilità significa inverare l’assurdo paradosso di
processare il barboncino. Significa fare cartastraccia della Costituzione
della Repubblica Italiana e della Dichiarazione universale dei
diritti umani dell’Onu, alienando
il diritto allo studio a una parte di aspiranti borsisti per il tramite di un
sistema difettoso, che con una mano dà e l’altra toglie. Significa
ignorare la grande lezione de Il Processo di Kafka, che poneva
l’accento proprio sull’impossibilità di reazione che costituì il vero martirio
di quel Josef K. inspiegabilmente e irrimediabilmente finito nell’ingranaggio
immarcescibile di una burocrazia troppo spesso spietatamente meccanicistica.
Significa infliggere il dazio dell’Italia che non funziona e non si aggiorna a
un’innocente Italia futura che, così facendo, forse non vedrà nemmeno la luce.
E quando i migliori studenti saranno scappati tutti, troverete in storie come
queste il perché.
Una richiesta all’Adisu: che sia riconosciuta agli
studenti la possibilità di rettificare l’errore commesso dai Caf e dal loro
stesso servizio di assistenza.
Domenico Maione

