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venerdì 6 novembre 2015

Situazioni Caf-kiane: perdere la borsa di studio Adisu per colpa del servizio di assistenza



Questa è una storia capace di suscitare come uno straniamento letterario, i cui interessati si ritroveranno loro malgrado, alla stregua del protagonista di un grande classico del Novecento, Il processo, ad essere metaforicamente condannati “senza che avessero fatto niente di male”. Ѐ una storia in cui il diritto allo studio viene negato a causa di un’inadempienza commessa da chi avrebbe dovuto assistere e di una burocrazia e una legislazione sempre più lungi dalle esigenze dei cittadini.

12 Agosto 2015. Sul sito dell’“ADISU” (Azienda Pubblica della Regione Campania per il diritto allo studio universitario) si dà notizia della pubblicazione del bando di concorso per l’assegnazione di borse di studio, posti alloggio e contributi per mobilità internazionale per l’anno accademico 2015/2016. La normativa è da poco cambiata. Un bando che ha bypassato il controllo e il benestare di ogni rappresentanza studentesca fa esplicita richiesta dell’“Isee Università”, rilasciato a seguito della compilazione del Modulo MB2 - Quadro C “Prestazioni Universitarie”. Migliaia di studenti si recano al “Caf” (Centro di assistenza fiscale) più vicino per ottenere la documentazione richiesta. Ma ad alcuni di loro qualcosa va storto.

Sebbene avessero richiesto l’Isee Università, quantunque avessero fatto presente che a loro servisse il modello funzionale all’ottenimento di una borsa di studio, si vedono rifilato il modello “Isee ordinario”, non contemplato nel bando Adisu ma in quasi tutto equipollente a quello richiesto fuorché per una semplice spunta. Su di esso, una dicitura che insospettisce alcuni studenti: “Non si applica alle prestazioni agevolate per il diritto allo studio universitario”. Si torna a chiedere spiegazioni, ma al Caf assicurano che è tutto ok: “Tranquilli! Il modulo è quello!”. I più diffidenti si rivolgono persino al servizio informazione Adisu. Altre rassicurazioni: “Tranquilli! Tranquilli!”.

Altrui pressappochismo, altrui negligenza, altrui incompetenza. Questi i motivi che hanno portato all’esclusione di decine di studenti incolpevoli dalle graduatorie provvisorie pubblicate dall’Adisu il 30/10/2015. Una situazione caf-kiana, si potrebbe dire! Ma non finisce qui: ingiustizia nell’ingiustizia, la riconosciuta possibilità di rettificare ai sensi dell’articolo 4.2 del bando (peraltro in tempi fin troppo stretti), se permette di correggere un refuso qualsiasi, esclude la possibilità di sostituire il modulo galeotto con quello richiesto benché manchi al primo, ripetiamo, una semplice spunta (l’esclusione è per vizio di forma, non per una questione sostanziale!). Chi sbaglia una cifra per colpa sua, sì; chi sbaglia il modulo per colpa di terzi, no: non certo di giustizia appare circonfuso il nostro bando, il quale per effetto di tale distinguo liquida di fatto il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della nostra Costituzione!

L’inefficienza elevata a sistema e l’iniquità del bando hanno palesemente fatto sì che alcuni studenti fossero privati del loro diritto allo studio: che razza di regalo è, chiediamo, un pallone bucato? Altra domanda: se il cane del bombarolo aziona il telecomando che il padrone gli ha distrattamente lasciato alla mercé, che si fa? Si processa il cane? “Signor barboncino, riferisca in aula circa il suo losco movente!”. Siamo alla farsa! Ebbene, lasciare che questi studenti perdano quanto meritatamente gli spetta senza riconoscere loro la possibilità di rettificare un errore assolutamente avulso dalla propria responsabilità significa inverare l’assurdo paradosso di processare il barboncino. Significa fare cartastraccia della Costituzione della Repubblica Italiana e della Dichiarazione universale dei diritti umani dell’Onu, alienando il diritto allo studio a una parte di aspiranti borsisti per il tramite di un sistema difettoso, che con una mano dà e l’altra toglie. Significa ignorare la grande lezione de Il Processo di Kafka, che poneva l’accento proprio sull’impossibilità di reazione che costituì il vero martirio di quel Josef K. inspiegabilmente e irrimediabilmente finito nell’ingranaggio immarcescibile di una burocrazia troppo spesso spietatamente meccanicistica. Significa infliggere il dazio dell’Italia che non funziona e non si aggiorna a un’innocente Italia futura che, così facendo, forse non vedrà nemmeno la luce. E quando i migliori studenti saranno scappati tutti, troverete in storie come queste il perché.    

Una richiesta all’Adisu: che sia riconosciuta agli studenti la possibilità di rettificare l’errore commesso dai Caf e dal loro stesso servizio di assistenza.

Una richiesta ai lettori: vi saremmo grati se faceste girare questo articolo affinché altri studenti toccati dallo stesso problema si uniscano a noi (abbiamo creato un gruppo su Facebook per concertare una linea comune e fare rete: “Questione ISEE - Mobilitazione studentesca”) e affinché la nostra voce acquisti volume. Non lasciateci soli!  E... giù le mani dal barboncino!



Domenico Maione

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