Pagine

sabato 18 maggio 2013

Gli sciacalli e Le Iene: tutte le inesattezze di Matteo Viviani su Leggilo.net


Matteo Viviani che broccola davanti allo specchio

L’altra sera, guardando un video postato sul sito de Le Iene, ho scoperto di essere uno sciacallo. Cioè, il mio editore è uno sciacallo ed io, che mi pago l’università anche coi proventi della sua attività di sciacallaggio, sono uno sciacallo a mia volta. Lasciando piena voce alla controparte, vi indico direttamente il link: cliccate qui. Senza indugiare troppo, parto quindi con l’analisi logica degli errori che ritengo commessi dall'inviato Viviani, il quale, forse non se ne è reso conto, potrebbe compromettere per negligenza il destino lavorativo di diversi giovani. Per quanto mi riguarda, ero riuscito a sottrarmi al circolo vizioso per cui il figlio del bidello non può andare oltre il liceo, e, se ci riesce, è costretto a lavorare, e, se trova un lavoro, finisce per assorbirgli troppo tempo, nel qual caso potrebbe laurearsi con una media bassa o allungare i tempi incappando nella ecumenica determinazione di “sfigato” confezionata su misura, non so dire con quale faccia, da un vice-ministro raccomandato. Per quanto mi riguarda, infatti, ero riuscito a ritagliarmi un impiego di articolista che mi permetteva di lavorare alla sera, dopo sette-otto ore di studio; sì, perché il figlio del bidello, all’università, non può permettersi il lusso di provare ad essere solo "bravo", deve provare ad essere "bravissimo". Ma non è assolutamente questo il punto. Il punto è lo stupro della verità. Questa.

1) La partenza è emblematica. Viviani, con tanto di tutor, disvela all’Italia tutta una perversa, illecita e imperscrutabile dinamica che mette a repentaglio il decoro del Paese, riportando al centro dell’attenzione – con pertinenza ed estrema grazia – la "questione morale" sollevata dal lungimirante Berlinguer 10 anni prima di Tangentopoli. Roba grossa: si tenta, analogamente, di squarciare il Velo di Maya. Via al dialogo con lo "smanettone":

–  Quindi mi stai dicendo che... se io clicco questo link, esco da Facebook e vado sul sito www.leggilo.net?
– Esatto!
– Proviamo
(…)
–  E’ vero! Non siamo più su Facebook. Siamo su leggilo.net!

E’ stato allora che, opportunamente supportato da un erudito Aristotele 2.0, arguzia Viviani è addivenuto alla altrimenti insondabile conclusione che, cliccando sul link www.leggilo.net, si viene sorprendentemente indirizzati alla pagina www.leggilo.net! Vergogna! Che raggiro clamoroso! Ciao Sic <3!

Matteo Viviani scopre, con somma sorpresa, che cliccando su "www.leggilo.net" ci si collega alla pagina "www.leggilo.net"

2) Testuali parole di Viviani: “Il proprietario di Leggilo.net pagherà quello della pagina di Alberto Sordi per inserire queste notizie”.

Falso! Come attesta la didascalia della pagina, casualmente non mandata in onda, la suddetta è direttamente “gestita dalla redazione di www.leggilo.net”. Tutto trasparente, alla luce del sole: basta consultare il box informazioni, appena sotto il titolo. Se ti piace il contenuto, clicchi sul link. Non ti piace? Alla prossima! Oppure addio! Questo meccanismo limpido, con la dichiarazione mendace unita all’omissis della didascalia, diviene cosa altra da sé: quello che appare è un tourbillon tetramente disonesto. Ma ad essere difettosa non è l’essenza delle cose, bensì la rappresentazione. Per effetto delle due defezioni pocanzi evidenziate, la realtà viene ad essere trasfigurata. Se poi non sapevi che su un sito d’informazione (prendiamone uno a caso: quello de Le Iene) potevi imbatterti nel turpe fenomeno derubricato alla voce “pubblicità”, il sempre brillante Viviani ti ha provvidenzialmente messo in guardia dagli approfittatori con la sua impareggiabile inchiestona che avrebbe senz’altro fatto ribollire d’invidia la buon’anima di Giuseppe D’Avanzo. Matteo, (che dire?) grazie di esistere! Sei bellissimo! Ti lovviamo! Forza Chievo!

La nascostissima, celatissima, ammantatissima casella informazioni sfuggita all'occhio vigile del segugio Viviani

3) Acume Viviani: “Per la legge italiana, bisogna avere i diritti d’immagine”. 

Affermazione superficiale. Vediamo nel dettaglio. “Per diritto all’immagine si intende un diritto della persona a che la propria immagine non venga divulgata, esposta o comunque pubblicata, senza il suo consenso e fuori dai casi previsti dalla legge”. Probabilmente, l’inchiestista più navigato dell’orbe terraqueo, il nostro insuperabile Viviani, di cui si è già provato il grande acume logico, si sarà fermato alla definizione tout court di diritto d’immagine. Ovviamente mai per svogliatezza o capziosità, ma perché già è il numero uno forever e non voleva infierire sulla Gabanelli e Iacona studiando e rendendo noto che l’art.96 L. 633/41 stabilisce sì che sia necessario il consenso del soggetto o di chi ne fa le veci, ma “l’art. 97 L. 633/41 dispone che si possa prescindere dal consenso nei casi in cui ciò sia giustificato da motivi di notorietà del personaggio ritratto, o dall’ufficio pubblico ricoperto, o dalla necessità di giustizia, polizia, scopi scientifici, didattici, culturali, o quando la riproduzione sia collegata a fatti o avvenimenti, cerimonia di interesse pubblico o svoltosi in pubblico” (Dr.ssa Gabriella Da Campo). Ebbene, Alberto Sordi è un attore di successo. Quindi è famoso. Ci sei, Matteo? Vado piano piano. Se uno clicca sul link www.leggilo.net, si apre il sito www.leggilo.net. E là… non ci piove! Mo', attenzione, se un attore è il protagonista di un film di successo, per la proprietà transitiva, diventa un attore di successo. Daje Matte'! Ce la puoi fare! Siamo tutti con te!

Scherzi a parte, la legge, per completezza d’informazione (qualcuno ancora se ne cura), ammette comunque la revoca del consenso. Basta che i detentori dei diritti d’immagine lo richiedano. Lorenzo Ciancio, il mio editore, ha già manifestato su Facebook la piena disponibilità a disfarsi della pagina qualora si presenti tale eventualità. Ma la possibilità potrebbe non darsi. Ad esempio, ai congiunti di Alberto Sordi potrebbe fare piacere che una testata di giovani si curi della sua memoria postando link, trai quali, in maniera tersa, quelli del proprio sito. Anche per racimolare indirettamente soldi, sissignore: in ossequio allo stesso principio per effetto del quale il nostro Viviani ci salva ogni domenica, alle ore 21.00 (non mancate!), dalle ingiustizie del mondo. E allora, a ben vedere, chi è che lucra impunemente? Viviani che, nel mentre mette insieme un servizio giustissimo sul Paese reale (il “giustissimo” è davvero senza ironia), per la gioia di mamma', abbraccia rigorosamente a favore di telecamera il cassintegrato che pensava al suicidio e, davanti a mezza Italia, gli porge la filantropica mano (qui l'impresa di francescana memoria); o chi, in maniera chiara, ti dice che gestisce una pagina e sopra ci mette anche i suoi link (rendendosi pronto a rinunciarvi nel caso di rimostranze da parte dei detentori dei diritti d’immagine)? Viviani che taglia la didascalia della pagina e ti dà ad intendere, al netto di prove, in maniera superficiale e con guisa ambiguamente allusiva, che il proprietario del sito paga in nero quello della pagina, così dando in pasto al popolino italiota il traviante e gradito semplicismo a fin di share; oppure chi ti vuole dimostrare, fatture alla mano, la bontà della sua professione? 


Matteo Viviani in un gesto di amicale intesa mista a giubilo con il cassaintegrato a cui ha appena contribuito a trovare un lavoro davanti a sei milioni di persone. Il tutto, chiaramente, in modo disinteressato 

4) In riferimento alla compravendita di pagine: “Il regolamento di Facebook lo vieta”.

E quindi? Il regolamento di Facebook non è la Costituzione italiana. La pena è l’eliminazione della pagina? E bannata sia la pagina! Che editore malandrino che ho! Infrange i regolamenti dei social network. Ladro! Mafioso! Ciao mamma!

A proposito di mafia ed editori. Viviani, sai chi è che ha fondato un partito assieme ad uno condannato dalla Corte d’appello di Palermo a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa? Sai chi era iscritto ad una loggia massonica sciolta dal Parlamento della Repubblica Italiana? Sai il braccio destro di chi, e non Travaglio, Celestini o De Gregorio, il braccio destro di questo "chi", ha detto che, se il suddetto "chi" non fosse entrato in politica, lui e i suoi sarebbero “tutti in prigione o sotto qualche ponte”? Viviani, sai chi è che ha una condanna in secondo grado per evasione? Sai chi è che ha depenalizzato il falso in bilancio perché aveva un processo in piedi per falso in bilancio? Sai chi è che ha accorciato la decorrenza dei termini per non finire nelle patrie galere? Sai su chi non hai mai fatto un servizio? Viviani, sai chi ti paga lo stipendio?

5) “Fare pubblicità su queste pagine è proibito dal regolamento di Facebook. E pensiamo che farlo, utilizzando il profilo di una persona scomparsa, per di più all’insaputa dei suoi familiari, sia decisamente di cattivo gusto”

Del regolamento si è detto. Dell’“all’insaputa dei suoi familiari” pure. Ci resta il… “cattivo gusto”. Ecco, da quando gli inviati de Le Iene sono assurti a censori della moralità pubblica? Da quando la Chiesa ha fatto di Matteo Viviani un inquisitore? Chi dà a 'sto Bernardo Gui de' noantri il diritto di sentenziare sull’etica? “Pensiamo” chi? Tu per tutti? Personalmente, non ho saputo della pagina fintantoché non ho preso visione del servizio. Io non l’avrei mai rilevata, lo stesso Lorenzo, col senno di poi, penso farebbe altrimenti. Per me è stato un grave errore (sindacare l’operato del proprio editore: guarda e impara, Viviani!). Ma voglio porre la questione in termini semplici… non temere, Matteuccio, te lo spiego facile facile. Mettiamola così: quando Barbara D’Urso fa Barbara D’Urso, io, che esecro la sua televisione, non spendo tempo a biasimare lei e i suoi accoliti (sarebbe una sottrazione di vita bella e buona), cambio canale o al limite faccio qualche battuta. Che i guardoni del dolore facciano i guardoni del dolore, che i radical chic facciano i radical chic e così via. Io non posso decidere per gli altri. Io non sono Dio. A quanto pare, Matteo Viviani sì!

Il giammai contraddittorio Viviani, condannato in via definitiva per aver prelevato "con l'inganno" tamponi di sudore a 50 deputati e 16 senatori, si eleva ad educatore regalandoci una montessoriana lezione con oggetto la frode perpetrata attraverso "link esterni" che - in modo indimostrato - definisce "camuffati". Perché lui, di inganni, modestamente, mai per vantarsi, se ne intende...  

6) Misunderstanding

Molti ci hanno scritto, sovente con tono acceso e parole colorite, ascrivendoci le responsabilità del variopinto venditore di pagine presente nel video che ha accorpato le nostre e le sue vicende. I numeri, e quindi l’inconfutabile matematica, asseverano che evidentemente è stata compiuta un’associazione surrettizia coerentemente con la barbara approssimazione di cui sopra si è argomentato. Io non voglio dire se, questa percezione, sia dovuta al fatto che Matteo Viviani, in questo servizio, non è stato all’altezza; oppure derivi dal fatto che l’inviato abbia puntato esclusivamente alla captatio indignazione in barba alla chiarezza, componente intima della verità. Diversamente da lui, che ancora non ci ha contattato per esporre le nostre ragioni (sebbene ampiamente sollecitato), sono una persona corretta. O incapace o immorale: a te la scelta, Viviani. Qua semo sciacalli democratici.

Domenico Maione

domenica 29 aprile 2012

Acerra, imminenti le elezioni comunali: per chi tifa la camorra?



E’ notte. Una moto di grossa cilindrata. Un malintenzionato col casco integrale. Un candidato al consiglio comunale. Uno schiaffo e una minaccia. La paura. Un candidato in meno. La morte della democrazia. La fine della società. Il fallimento dell’uomo. Ad Acerra la camorra è tornata a palesarsi. Lo ha fatto con la violenza, la forza dei deboli d’idea. Nelle ultime settimane, a ridosso delle imminenti elezioni, tendono alla decina gli atti intimidatori – pubblicamente acclarati – alle spese dei candidati in lizza. C’è chi è stato vittima di un raid notturno, chi ha ricevuto una lettera minatoria, chi è stato minacciato con tanto di sfoggio del “ferro”, chi ha visto la porta di casa danneggiata, chi ha rinvenuto un proiettile dinanzi all’uscio della propria abitazione e chi è stato “avvertito” davanti alla figlia affetta da grave handicap. Eppoi le infiltrazioni tra gli stessi candidati: rapinatori, estorsori, pregiudicati per tentato omicidio. Senza contare le quantomeno scomode parentele di taluni altri.  I finanziamenti europei, gli appalti, l’inceneritore, i lavori ferroviari, il sempre fiorente campo edilizio, i terreni ad uso agricolo, la Montefibre, le discariche: la camorra vuole mettere le mani su tutto. Sei mesi fa, il pentito Di Fiore ha reso edotta la DDA (direzione distrettuale antimafia) circa i rapporti che intercorrono tra i politici locali e i clan, che vengono informati su ogni business appena profilatosi da funzionari conniventi, cosicché amici-imprenditori possano intervenire dando adito al riciclaggio di denaro sporco. A meno di una settimana dalle prossime elezioni, uno scenario a dir poco agghiacciante. Ne abbiamo parlato con Michelangelo Riemma, ex sindaco di Acerra, che, dissuaso dai suoi familiari, ha rinunciato alla competizione elettorale dietro minaccia di ritorsioni.  

L'intervista

Dott. Riemma, a fronte dell’intervento della camorra, che ha senza dubbio viziato le imminenti elezioni comunali, ritiene ci siano i presupposti necessari per andare a votare i prossimi 6 e 7 maggio?
«Effettivamente, oltre alla mia, ci sono state anche altre denunce e so che la questione è all’attenzione del Prefetto. Durante una conferenza stampa che si è tenuta qualche giorno fa, io ho parlato di voto inquinato. Noto che c’è diffidenza, preoccupazione e anche disaffezione nei confronti di questa campagna elettorale da parte di diversi candidati; alcuni, pur essendolo ancora, non svolgono più la propaganda. Questo è un dato inquietante. Si può sicuramente pensare all’esistenza di qualcosa o qualcheduno che voleva o vorrebbe rallentare almeno una parte di una coalizione facendo in modo che non sia incisiva e presente in campagna elettorale. E, forse, ci sta pure riuscendo».

A questo proposito: Domenico De Luca, il candidato sindaco del centrosinistra da lei sponsorizzato, alla luce degli episodi di violenza che per la stragrande maggioranza hanno visto quali vittime esponenti di liste sostenenti la sua designazione a primo cittadino di Acerra, ebbe a dichiarare che “vogliono spostare i consensi verso altre coalizioni”. Come a suggerire che se ci sono i martiri politici, allora ci saranno anche dei beneficiari politici benvoluti dalla malavita organizzata.
«Anzitutto ci tengo a precisare che continuo a sostenere De Luca, sebbene mi sia visto costretto a ritirare la candidatura in suo appoggio. Certamente, se noi ci soffermassimo a fare un’analisi, potremmo constatare come questi atti di violenza, eccetto l’episodio di un proiettile ritrovato sull’uscio di casa di un candidato appartenente alla sfera di centrodestra, almeno per quanto attiene a ciò che è stato chiarito pubblicamente, sono sempre e soltanto avvenuti ai danni della medesima coalizione (quella guidata da De Luca, ndr)».

Di più. Un’altra sequela di “strane coincidenze”, chiamiamole così, concerne alcune delle altre compagini politiche in bagarre elettorale, quasi a costituire – una volta congiunti tutti i pezzi – un allarmante puzzle: dei 5 pregiudicati per reati gravi – tra cui l’estorsione appannaggio dei clan – rilevati dallo screening delle forze dell’ordine, due appartengono a liste che appoggiano l’aspirante sindaco Raffaele Lettieri (Terzo Polo) [i nominativi dei restanti tre rimangono secretati], laddove un altro quotato pretendente alla fascia tricolore, Antonio Crimaldi (centrodestra), sarebbe – secondo gli organismi anticamorra che hanno scandagliato le sue parentele – nipote di quel Crimaldi, già consigliere comunale acerrano, sospettato di legami con le organizzazioni criminali e vittima di una faida nell’ambito della strage del ’92. Vengo al punto: secondo lei, Dott. Riemma, da questa palese convergenza di elementi, fatte le dovute premesse garantiste, si ha buon diritto di desumere per quali squadre faccia il tifo la camorra?
«(Ride, ndr) Questa è una bella domanda, una bella riflessione. Io penso che le forze dell’ordine, che mi sento di ringraziare – senza sviolinate di sorta – per l’umanità e l’attenzione con le quali stanno svolgendo un ottimo lavoro, debbano prestare attenzione a questi elementi nelle loro indagini. Ciononostante, come lei sa benissimo, non possiamo responsabilizzare soggetti che non sono stati sentenziati in prima persona come appartenenti al sistema della camorra. Però sono evidenti queste anomale concentrazioni da una parte e dall’altra, che – lo ripeto – non possono bastare a qualificare dei candidati a sindaco, fino a prova contraria estranei a certi contesti, come correlati ad ambienti malavitosi».

Pur tuttavia, hanno “tifosi” alquanto discutibili.
«Sì, diciamo così».

Domenico Maione

mercoledì 14 settembre 2011

Inchiesta a tradimento: Vincenzo Romano, l'ipocrisia fatta uomo


Nella foto, Vincenzo Romano ritratto un attimo prima di saziare la perversione di fare sesso con un rettile per poi tirarsela con gli amici.

Vincenzo Romano è uno SPORCO ipocrita. E non solo perché non si lava. Guardate, apprendete e diffondete:


In alto, pur senza citare Tolstoj, De Sio fa incetta di “Mi piace”. Sotto, l'infedele Romano viene smerdato in maniera epica.
Visto e considerato che l’imputato fedifrago si ostina a sostenere di aver ragguagliato l’alunno Rega circa la sua volontà di sostituirlo (ma chi sei mister Prandelli?), come se il fatto implicasse la sistematica discolpa, abbiamo verificato l’attendibilità della bieca perorazione difensiva, attingendo a un’inconfutabile fonte. La parte lesa Michele Rega, a precisa domanda (Michele, confermi che Vincenzo ti aveva avvisato di voler cambiare compagno di banco?, ndr) ha così risposto:

Da notare la facilità di congiuntivo del Rega e l’annessa esclamazione di giubilo “yeah!”, decisamente poco etero da parte sua. Sopra, Vittorio Stumpo millanta poteri vudù. 

Aggiornamenti in tempo reale:

Moana Pozzi rediviva: “Sospendo la mia presunta morte solo per dichiarare che Michele Rega è l’unico che in fatto di inculate ricevute mi surclassa alla grandissima”.

Numerosi gli auguri pervenuti dal mondo del porno alla matricola da poco iniziata alla professione. Eva Henger al neo-collega Rega: “Buon compleANO”.

Oltre al contratto sostanzioso, il regista Tinto Brass ha già pronto lo pseudonimo del nuovo cavallo di battaglia della sua scuderia: “Si chiamerà Michele Sega”. Ammazza che fantasia!

Contattato in esclusiva, il compagno di classe Nappus, affetto da un'incipiente calvizie, ha chiosato non senza una gaffe: “Lo scandalo deskmate forever? Da mani nei capelli”.

Zlatan Ibrahimovic sulla indecorosa vicenda (col suo italiano in grande spolvero): “Romano è traditore, peggio che me. Io in confronto idolo iuventini”.

Alena Seredova si dice comprensiva: “Capisco Romano, Maione è pur sempre un bel bocconcino”. <--- Nun vogl fa 'o BUFFON, ma questo è un esplicito ammiccamento.

Thanks to...

Il primo omaggio di gratitudine è indirizzato a Rocco Mariano, per l’immancabile supporto morale. Marià, sei il mio più saldo sostegno, la mia ringhiera. Però vaffanculo senza motivo!

Si ringrazia, come al solito, un semper sontuoso Davide Caiazzo, autore della massima filo-cristiana: ”La verità viene sempre a galla”. Caià, porcaccio Giuda, ma quante ne sai?!?

Grazie anche a Moana Pozzi, per l’occasione sottrattasi alla sua esistenza ritagliata ai margini della società. Volete sapere dove si nasconde? Semplice, nelle cassette che Antonio Tranchese ammanta sotto il letto di sua sorella.

Eva, forse non lo sai, ma con quell’accento dell’est che ti mangi le doppie hai fatto una battuta. Congratulations!

Cara Alena, mi lusinghi! Anche tu non sei malaccio...

Vi lascio con un’ultima chicca. Lo sapevate che Giuseppe Iossa impiega 5 minuti per lavarsi, e che Terracciano, nel medesimo intervallo di tempo, per sua stessa ammissione (in prima superiore, quando pensava che meno ci mettevi meglio era), suona al campanello, soddisfa le voglie sessuali dell’amata e si fa la doccia?

Assunto che l'espressione utilizzata non era un modo di dire, se anche voi aveste a disposizione 5 minuti per lavarvi, dell'igiene di cosa vi premurereste di più: denti, parti intime, ascelle o viso?

Manda una mail a infoportale@sanita.it, il Ministero della Salute della Repubblica italiana deve assolutamente sapere! 

Dedico questo post al mio compagno di banco. Che non mi ha mai tradito. Almeno credo…

Domenico Maione

Articoli correlati