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| Matteo Viviani che broccola davanti allo specchio |
L’altra sera, guardando un video postato sul sito de Le Iene,
ho scoperto di essere uno sciacallo. Cioè, il mio editore è uno sciacallo ed io,
che mi pago l’università anche coi proventi della sua attività di sciacallaggio,
sono uno sciacallo a mia volta. Lasciando piena voce alla controparte, vi
indico direttamente il link: cliccate qui.
Senza indugiare troppo, parto quindi con l’analisi logica degli errori che
ritengo commessi dall'inviato Viviani, il quale, forse non se ne è reso conto, potrebbe compromettere per negligenza il destino lavorativo di diversi giovani. Per quanto mi riguarda, ero riuscito a sottrarmi al circolo vizioso per cui il figlio del bidello non può andare oltre il liceo,
e, se ci riesce, è costretto a lavorare, e, se trova un lavoro, finisce per assorbirgli troppo tempo, nel qual caso potrebbe laurearsi con
una media bassa o allungare i tempi incappando nella ecumenica determinazione di
“sfigato” confezionata su misura, non so dire con quale faccia, da un vice-ministro raccomandato. Per quanto mi riguarda, infatti, ero riuscito a ritagliarmi un impiego di articolista che mi permetteva di lavorare alla sera, dopo sette-otto ore di studio; sì, perché il figlio del bidello, all’università, non può permettersi il lusso di provare ad essere solo "bravo", deve provare ad essere "bravissimo". Ma non è assolutamente questo il punto.
Il punto è lo stupro della verità. Questa.
1) La partenza è emblematica. Viviani, con tanto di tutor,
disvela all’Italia tutta una perversa, illecita e imperscrutabile dinamica che
mette a repentaglio il decoro del Paese, riportando al centro dell’attenzione –
con pertinenza ed estrema grazia – la "questione morale" sollevata dal lungimirante Berlinguer 10 anni prima di Tangentopoli. Roba grossa: si tenta, analogamente, di squarciare il Velo di Maya. Via al dialogo con lo "smanettone":
– Quindi mi stai dicendo che... se io clicco questo link, esco da Facebook e vado sul sito www.leggilo.net?
– Esatto!
– Proviamo
(…)
– E’ vero! Non siamo più su Facebook. Siamo su leggilo.net!
E’ stato allora che, opportunamente supportato da un erudito
Aristotele 2.0, arguzia Viviani è addivenuto alla altrimenti insondabile
conclusione che, cliccando sul link www.leggilo.net,
si viene sorprendentemente indirizzati alla pagina www.leggilo.net! Vergogna! Che raggiro
clamoroso! Ciao Sic <3!
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| Matteo Viviani scopre, con somma sorpresa, che cliccando su "www.leggilo.net" ci si collega alla pagina "www.leggilo.net" |
2) Testuali parole di Viviani: “Il proprietario di
Leggilo.net pagherà quello della pagina di Alberto Sordi per inserire queste
notizie”.
Falso! Come attesta la didascalia della pagina, casualmente
non mandata in onda, la suddetta è direttamente
“gestita dalla redazione di www.leggilo.net”.
Tutto trasparente, alla luce del sole: basta consultare il box informazioni,
appena sotto il titolo. Se ti piace il contenuto, clicchi sul link. Non ti
piace? Alla prossima! Oppure addio! Questo meccanismo limpido, con la
dichiarazione mendace unita all’omissis della didascalia, diviene cosa altra da
sé: quello che appare è un tourbillon tetramente disonesto. Ma ad essere
difettosa non è l’essenza delle cose, bensì la rappresentazione. Per effetto
delle due defezioni pocanzi evidenziate, la realtà viene ad essere trasfigurata. Se
poi non sapevi che su un sito d’informazione (prendiamone uno a caso: quello de
Le Iene) potevi imbatterti nel turpe
fenomeno derubricato alla voce “pubblicità”, il sempre brillante Viviani ti ha provvidenzialmente
messo in guardia dagli approfittatori con la sua impareggiabile inchiestona che
avrebbe senz’altro fatto ribollire d’invidia la buon’anima di Giuseppe D’Avanzo.
Matteo, (che dire?) grazie di esistere! Sei bellissimo! Ti lovviamo! Forza Chievo!
3) Acume Viviani: “Per la legge italiana, bisogna avere i diritti d’immagine”.
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| La nascostissima, celatissima, ammantatissima casella informazioni sfuggita all'occhio vigile del segugio Viviani |
3) Acume Viviani: “Per la legge italiana, bisogna avere i diritti d’immagine”.
Affermazione superficiale. Vediamo nel dettaglio. “Per diritto all’immagine si intende un diritto della persona a che la propria immagine non venga divulgata, esposta o comunque pubblicata, senza il suo consenso e fuori dai casi previsti dalla legge”. Probabilmente, l’inchiestista più navigato dell’orbe terraqueo, il nostro insuperabile Viviani, di cui si è già provato il grande acume logico, si sarà fermato alla definizione tout court di diritto d’immagine. Ovviamente mai per svogliatezza o capziosità, ma perché già è il numero uno forever e non voleva infierire sulla Gabanelli e Iacona studiando e rendendo noto che l’art.96 L. 633/41 stabilisce sì che sia necessario il consenso del soggetto o di chi ne fa le veci, ma “l’art. 97 L. 633/41 dispone che si possa prescindere dal consenso nei casi in cui ciò sia giustificato da motivi di notorietà del personaggio ritratto, o dall’ufficio pubblico ricoperto, o dalla necessità di giustizia, polizia, scopi scientifici, didattici, culturali, o quando la riproduzione sia collegata a fatti o avvenimenti, cerimonia di interesse pubblico o svoltosi in pubblico” (Dr.ssa Gabriella Da Campo). Ebbene, Alberto Sordi è un attore di successo. Quindi è famoso. Ci sei, Matteo? Vado piano piano. Se uno clicca sul link www.leggilo.net, si apre il sito www.leggilo.net. E là… non ci piove! Mo', attenzione, se un attore è il protagonista di un film di successo, per la proprietà transitiva, diventa un attore di successo. Daje Matte'! Ce la puoi fare! Siamo tutti con te!
Scherzi a parte, la legge, per completezza d’informazione (qualcuno ancora se ne cura), ammette comunque la revoca del consenso. Basta che i detentori dei diritti d’immagine lo richiedano. Lorenzo Ciancio, il mio editore, ha già manifestato su Facebook la piena disponibilità a disfarsi della pagina qualora si presenti tale eventualità. Ma la possibilità potrebbe non darsi. Ad esempio, ai congiunti di Alberto Sordi potrebbe fare piacere che una testata di giovani si curi della sua memoria postando link, trai quali, in maniera tersa, quelli del proprio sito. Anche per racimolare indirettamente soldi, sissignore: in ossequio allo stesso principio per effetto del quale il nostro Viviani ci salva ogni domenica, alle ore 21.00 (non mancate!), dalle ingiustizie del mondo. E allora, a ben vedere, chi è che lucra impunemente? Viviani che, nel mentre mette insieme un servizio giustissimo sul Paese reale (il “giustissimo” è davvero senza ironia), per la gioia di mamma', abbraccia rigorosamente a favore di telecamera il cassintegrato che pensava al suicidio e, davanti a mezza Italia, gli porge la filantropica mano (qui l'impresa di francescana memoria); o chi, in maniera chiara, ti dice che gestisce una pagina e sopra ci mette anche i suoi link (rendendosi pronto a rinunciarvi nel caso di rimostranze da parte dei detentori dei diritti d’immagine)? Viviani che taglia la didascalia della pagina e ti dà ad intendere, al netto di prove, in maniera superficiale e con guisa ambiguamente allusiva, che il proprietario del sito paga in nero quello della pagina, così dando in pasto al popolino italiota il traviante e gradito semplicismo a fin di share; oppure chi ti vuole dimostrare, fatture alla mano, la bontà della sua professione?
4) In riferimento alla compravendita di pagine: “Il
regolamento di Facebook lo vieta”.
E quindi? Il regolamento di Facebook non è la Costituzione
italiana. La pena è l’eliminazione della pagina? E bannata sia la pagina! Che
editore malandrino che ho! Infrange i regolamenti dei social network. Ladro!
Mafioso! Ciao mamma!
A proposito di mafia ed editori. Viviani, sai chi è che ha
fondato un partito assieme ad uno condannato dalla Corte d’appello di Palermo a
7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa? Sai chi era iscritto ad una loggia
massonica sciolta dal Parlamento della Repubblica Italiana? Sai il braccio
destro di chi, e non Travaglio, Celestini o De Gregorio, il braccio destro di questo "chi", ha
detto che, se il suddetto "chi" non fosse entrato in politica, lui e i suoi sarebbero “tutti in prigione o sotto qualche ponte”? Viviani, sai chi è che ha
una condanna in secondo grado per evasione? Sai chi è che ha depenalizzato il
falso in bilancio perché aveva un processo in piedi per falso in bilancio? Sai chi è che
ha accorciato la decorrenza dei termini per non finire nelle patrie galere? Sai
su chi non hai mai fatto un servizio? Viviani, sai chi ti paga lo stipendio?
5) “Fare pubblicità su queste pagine è proibito dal
regolamento di Facebook. E pensiamo che farlo, utilizzando il profilo di una
persona scomparsa, per di più all’insaputa dei suoi familiari, sia decisamente
di cattivo gusto”
Del regolamento si è detto. Dell’“all’insaputa dei suoi
familiari” pure. Ci resta il… “cattivo gusto”. Ecco, da quando gli inviati de Le Iene sono assurti a
censori della moralità pubblica? Da quando la Chiesa ha fatto di Matteo Viviani
un inquisitore? Chi dà a 'sto Bernardo Gui de' noantri il diritto di
sentenziare sull’etica? “Pensiamo” chi? Tu per tutti? Personalmente, non ho
saputo della pagina fintantoché non ho preso visione del servizio. Io non
l’avrei mai rilevata, lo stesso Lorenzo, col senno di poi, penso farebbe
altrimenti. Per me è stato un grave errore (sindacare l’operato del proprio editore: guarda e impara, Viviani!). Ma voglio porre la questione in
termini semplici… non temere, Matteuccio, te lo spiego facile facile. Mettiamola così: quando Barbara
D’Urso fa Barbara D’Urso, io, che esecro la sua televisione, non spendo tempo a
biasimare lei e i suoi accoliti (sarebbe una sottrazione di vita bella e buona),
cambio canale o al limite faccio qualche battuta. Che i guardoni del dolore facciano i guardoni del dolore, che i
radical chic facciano i radical chic e così via. Io non posso decidere per gli
altri. Io non sono Dio. A quanto pare, Matteo Viviani sì!
6) Misunderstanding
Molti ci hanno scritto, sovente con tono acceso e parole colorite, ascrivendoci le responsabilità del variopinto venditore
di pagine presente nel video che ha accorpato le nostre e le sue vicende. I
numeri, e quindi l’inconfutabile matematica, asseverano che evidentemente è
stata compiuta un’associazione surrettizia coerentemente con la barbara
approssimazione di cui sopra si è argomentato. Io non voglio dire se, questa percezione, sia dovuta al fatto che Matteo Viviani, in questo servizio, non è stato all’altezza; oppure derivi dal fatto che l’inviato abbia puntato
esclusivamente alla captatio indignazione in barba alla chiarezza, componente intima della verità. Diversamente da
lui, che ancora non ci ha contattato per esporre le nostre ragioni (sebbene
ampiamente sollecitato), sono una persona corretta. O incapace o immorale: a te
la scelta, Viviani. Qua semo sciacalli democratici.
Domenico Maione









